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Speciale Ferrovia
Il monopolio di Formigoni
coordinamento
pendolari lombardi
la voce.info
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Riuscirà la
neonata compagnia ferroviaria che riunisce Trenitalia e Ferrovie Nord
Milano, a superare la scarsa qualità di servizi su rotaia della
Lombardia? In realtà manca un piano industriale e un'articolazione del
modello di gestione dei servizi capace di captare le esigenze di
trasporto della clientela. Poco chiari anche i modelli di organizzazione
contrattuale delle due aziende madri. Meglio sarebbe stata ma una vera
programmazione dei servizi da parte della Regione, che ha tutte le
competenze per ottenere un'offerta migliore e a costi più bassi.
Il governatore
lombardo Formigoni è il nuovo campione del monopolio ferroviario,
pronto per l’imminente campagna elettorale che, con ogni probabilità, lo
vedrà per la quarta volta consecutiva candidato alla guida della regione
Lombardia. Nel corso dell’estate appena trascorsa (con delibera del 7
agosto 2009) ha avviato il varo della nuova compagnia ferroviaria
“lombarda”, che riunisce Trenitalia (100% FS e, quindi 100% Stato) e
Ferrovie Nord Milano (FNM), il cui azionista di maggioranza è la Regione
Lombardia. Obiettivo dichiarato: superare la scarsa qualità dei
servizi ferroviari regionali, che danno luogo da troppo tempo a numerosi
disservizi e proteste quotidiani.
Strano: se due aziende monopoliste nei rispettivi mercati forniscono
servizi di qualità scadente, ti aspetteresti che il responsabile
politico – che quei servizi abbondantemente sussidia con denari pubblici
– voglia mettere alla prova entrambe le aziende e verificare nel mercato
chi sia capace di fare meglio, magari a costi più bassi. Lo stesso
responsabile politico dovrebbe anche sapere se un altro soggetto che
entra nella partita ha qualche responsabilità. Ci riferiamo a RFI
(anch’essa 100% FS), che gestisce la rete su cui circolano i treni di
Trenitalia e che fissa le regole della circolazione stessa.
TLN: TRENI
LUMACA DEL NORD?
Invece
Formigoni e il suo assessore Cattaneo si sono facilmente lasciati
convincere che le regole decise da RFI sono intoccabili e/o non
c’entrano nulla e che l’unione di due inefficienze gestionali avrebbe
prodotto un fulgido esempio di efficienza. Il tutto, peraltro, senza che
risulti al pubblico un vero piano industriale, supportato da
un’appropriata analisi dei costi e dei ricavi linea per linea; senza
un’articolazione del modello di gestione dei servizi, capace di aderire
meglio dei due attuali alle esigenze della clientela e, quindi,
di attivare domanda latente, sottraendola al traffico privato. La
delibera regionale che dà il via alla Newco suggerisce un obiettivo di
puntualità dei treni (75% nelle ore di punta e 85% nella media
giornaliera) che, in realtà, è un livellamento verso il basso rispetto
ai migliori risultati di Trenitalia e di FNM nel 2006-2007 (vedi grafico
qui sotto). Per di più, un treno in ritardo di 5 minuti è definito
“puntuale”, il che, nella media dei treni pendolari, significa che un
treno in ritardo per il 10% del suo tempo di percorrenza previsto è
considerato puntuale! Sembra grottesco, ma è solo la conseguenza di aver
assunto come intoccabili le regole e le tecnologie di circolazione
decise da RFI, che hanno trasformato il nodo di Milano in una bolgia
infernale subito dopo l’intensificazione dei treni Freccia Rossa sulla
linea Milano-Roma. Il rischio che l’acronimo scelto per la Newco
(TLN) possa essere letto come “Treni Lumaca del Nord” appare concreto.
Intanto, si decide di portare a tre i collegamenti ferroviari con
Malpensa, proprio mentre lo scalo varesino perde ruolo e passeggeri, ed
il Malpensa Express (1) ha il coefficiente di utilizzazione più
basso d’Europa (25%) per servizi del genere.
Ma c’è di
più. Non è dato di vedere un nuovo modello di organizzazione, capace di
contenere i costi e accrescere la produttività, ora che anche Trenitalia
può utilizzare il macchinista unico. Non si sa se i dipendenti di TLN
verranno riassunti con il contratto dei ferrovieri o con quello
degli autoferrotranviari. Che ci sia l’idea del dumping contrattuale,
visto che le relazioni industriali sono la parte più oscura del
progetto, mentre dovrebbe essere quella più innovativa? Il contratto FS
è lievemente meno oneroso sotto il profilo economico (due euro in meno a
treno-chilometro), ma ha una parte normativa più complessa, mentre su
FNM pesano svariati accordi di secondo livello. Fondi pensione,
inquadramenti, orari, posizioni dei dirigenti, accorpamenti manutentivi
e normative varie sono una grande matassa che andava sbrogliata prima.
Inoltre, non è del tutto chiaro come si possa realizzare una nuova
società assolutamente paritaria, visto il divario di “peso
specifico” delle due società madri: Trenitalia nella sola Lombardia ha
quasi due volte e mezza i dipendenti di FNM (2800 contro 1280) nonché un
numero di carrozze, locomotori e depositi ben più consistente di quelli
della compagnia regionale. Trenitalia inoltre fornisce servizi su 1.500
chilometri di rete mentre FNM su 300. Sembra insomma vi sia uno
squilibrio di capitale umano, fisico e di rete gestita che lascia
intravedere scenari conflittuali tra soci già vissuti in terra di
Lombardia.
LA SVOLTA A
U DELLA REGIONE LOMBARDIA
Eppure
proprio la Lombardia di Formigoni aveva nel 2006, prima tra le regioni
italiane, intrapreso la strada della liberalizzazione, con l’affidamento
dei servizi della tratta Varese Pioltello tramite gara vinta da una
Associazione temporanea d’impresa. Erano già in programma altre gare, a
partire dalla Monza-Molteno-Lecco e dalla Brescia-Iseo-Edolo, ma tutto è
stato bloccato. E ora quella scelta coraggiosa viene ribaltata
clamorosamente, sebbene sia la stessa strada percorsa con successo in
Svezia, Germania, Olanda, Gran Bretagna ed altri paesi, che sono
riusciti così a rilanciare il trasporto ferroviario locale a costi
accettabili per i contribuenti. Certo, il governo nazionale ha
contribuito da par suo al ribaltone ferroviario lombardo. Con la legge
33/2009, art. 7, comma 3-terha disposto che i contratti di
servizio relativi al trasporto ferroviario abbiano una durata minima
di sei anni, rinnovabili per altri sei, mentre con L. 2/2009, art. 25,
comma 2 si è autorizzata la spesa aggiuntiva di 480 milioni di euro
l’anno per tre anni, da ripartire tra le Regioni, condizionata al
rinnovo dei contratti di servizio tra le Regioni e Trenitalia.
Proprio
Trenitalia, nome e cognome!
Un’altra legge ha poi esonerato i servizi ferroviari regionali
dall’obbligo di gara previsto dalla (poco applicata) normativa del
1997-99 (D.Lgs 422/97 e 400/99).
UNA SOCIETÀ
UNICA NON È SUFFICIENTE NÉ NECESSARIA
Ma
esonerare dall’obbligo non significa proibire. Volendo, la Regione
Lombardia avrebbe potuto comunque bandire qualche altra gara, almeno per
saggiare meglio il terreno. Invece, in un recente incontro pubblico
(2), il Direttore Generale di FNM, Giuseppe Biesuz ha sostenuto che
con le tariffe vigenti in Lombardia nessun concorrente si
presenterebbe e, quindi fare le gare risulterebbe in un’inutile perdita
di tempo. Verrebbe da osservare che le gare bisognerebbe bandirle e
bandirle senza trucchi per vedere se qualcuno si presenta oppure no. Chi
dichiara poi che le attuali tariffe lombarde costringerebbero i
potenziali concorrenti a perdere soldi o 1) pensa che i potenziali
concorrenti abbiano necessariamente gli stessi costi di Trenitalia e di
FNM; e/o 2) ignora che esistono (e ovviamente ne godrebbero anche gli
eventuali nuovi entranti) i sussidi pubblici che coprono il 70%
dei costi, cioè ciò che non viene coperto con le tariffe; e/o 3) ammette
che la Newco sia condannata al fallimento in brevissimo tempo. Tutte
cose difficili da sostenere, insieme o separatamente.
Per una gestione integrata delle ferrovie lombarde non serve una società
ferroviaria unica ma una vera programmazione dei servizi da parte della
Regione, che ha tutte le competenze (amministrative ed economiche) per
ottenere un’offerta migliore e a costi più bassi. Non solo, ma la
realizzazione dell’integrazione tariffaria esiste da molti anni in molte
aree metropolitane europee, anche se esistono diversi gestori dei
servizi: ad esempio a Parigi, dove convivono RER, RTP e SNCF con un
unico titolo di viaggio; o a Londra, dove il Transport for
Londongoverna la rete di metropolitana pubblica più estesa del
mondo, ottimi servizi di superficie affidati con gara a diverse
compagnie private e integra servizi ferroviari, a loro volta affidati
con gara ad altre compagnie private.
(1)
Collegamento attualmente gestito da FNM dalla stazione Cadorna, quindi
non accessibile direttamente dalle stazioni di arrivo dei treni di
Trenitalia.
(2) Presso la redazione milanese de “Il Sole 24ore”, 13 ottobre
2009. |