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Gliel'hanno detto a mo' di consiglio, ad Elsa Fornero, approfittando
del clima disteso che si respirava in quelle particolari
occasioni. Pier Luigi Bersani ha incrociato la ministra del Welfare
al concerto di Natale di Montecitorio. Angelino Alfano le ha parlato
durante lo scambio di auguri al Quirinale. E il messaggio recapitato
dai leader delle due forze maggiori che sostengono il governo è
stato il medesimo, anche se poi nella sostanza della questione il
segretario del Pd e quello del Pdl la pensano in modo assai diverso:
sul lavoro si deve ragionare con calma, evitando il rischio di
inasprire il clima con uscite sui giornali. Un ragionamento fatto da
Bersani, per il quale la discussione sull'articolo 18 è «fuorviante»
perché una riforma del mercato del lavoro deve sì esserci ma
partendo dagli ammortizzatori sociali e dalle misure che consentano
di battere la precarietà e di creare nuova occupazione. Ma in parte
espresso anche da Alfano, che prima dell'inizio della cerimonia al
Quirinale ha suggerito a Fornero più «calma» e maggiore «cautela»
quando si affrontano i temi del lavoro, anche perché il «mix di
crisi» e problemi legati all'occupazione può innescare delle
dinamiche difficilmente controllabili.
OBIETTIVO BLINDARE IL GOVERNO
Anche se i leader di Pd e Pdl hanno opinioni differenti
sull'articolo 18, hanno entrambi la preoccupazione di garantire
stabilità al governo, mettendolo al riparo da spinte che possono
provenire sia dalle forze che non hanno votato fiducia e manovra
(Lega e Idv, con Vendola che da fuori il Parlamento minaccia di
«riprendere la lotta di classe») che da settori interni alle forze
che sostengono Monti (a cominciare dagli ex-An che scalpitano per
andare al voto in primavera). E disinnescare la polemica
sull'articolo 18, concordano Bersani e Alfano che in questa fase
hanno frequenti contatti, è il primo passo. Il secondo è avviare un
confronto in Parlamento per una riforma istituzionale che modifichi
il sistema bicamerale e il numero dei parlamentari, riveda i
regolamenti di camera e senato, per poi arrivare anche a una nuova
legge elettorale. Per farlo, è l'opinione dei leader del Pd e del
Pdl, non serve dar vita a un coordinamento permanente tra le forze
che sostengono Monti, come invece vorrebbe Pier Ferdinando Casini,
non servono bicamerali ad hoc. Ci vuole un'agenda di riforme da
discutere in Parlamento, è la convinzione di Bersani, e «non servono
particolari patti» (è stato sempre il leader dell'Udc a proporre a
Pd e Pdl un «patto costituente»).
IL PROBLEMA NON È BUTTAR FUORI
Un'operazione che però rischia di non vedere la luce se attorno al
governo si crea un clima di tensione. In più Bersani, rispetto ad
Alfano, è contrario per ragioni anche di merito, oltre che di
metodo, ad aprire ora una discussione sull'articolo 18. «Non c`è il
problema delle "uscite"», aveva già detto tanto in privato al
premier e alla ministra del Welfare quanto in pubblico alla Camera
annunciando il sì del Pd alla manovra. Un concetto che ieri ha
ribadito in un'intervista al Tg1 della sera: «La riforma del mercato
del lavoro ci vuole ma oggi il problema dell'Italia non è buttar
fuori la gente, il problema è come si entra nel mondo del lavoro, come si crea lavoro, come si rende il lavoro meno
precario, servono ammortizzatori sociali moderni». Per Bersani il
governo deve muoversi coinvolgendo i sindacati, perché la
concertazione può portare a una sintesi positiva, mentre è da
evitare «una discussione dai giornali». Il Pd su questo, sulla
necessità della concertazione come sul fatto che l'articolo 18 non è
la priorità, è unito. Lo dice Bersani, che sottolinea come la
posizione del suo partito sul mercato del lavoro sia quella votata
alle assemblee dei mesi scorsi. Lo dice Anna Finocchiaro, per la
quale partire da questo punto è «fuorviante e sbagliato», lo dice il
presidente dell'Emilia Romagna Vasco Errani, che parla di «errore di
strabismo reale». Ma lo dice anche Enrico Letta, che pure è convinto
che con quello che è successo in questi mesi siano da rivedere anche
le decisioni prese alle assemblee del partito e che di articolo 18
si possa anche parlare, «ma in coda a una serie di questioni su cui
bisogna intervenire». «Il Pd è unito sul fatto che l'articolo 18 non
è l'elemento che non fa crescere l'economia», dice il vicesegretario
del Pd, che pur difendendo Fornero per essere stata «crocifissa per
un passaggio in un'intervista da 300 righe», ricorda: «Quando le
aziende ci dicono che sono in crisi, l'articolo 18 non lo nominano
mai. Le questioni che citano sono altre».
Simone Collini - L'Unità.
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