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Le inchieste della magistratura dilagano in Lombardia
portando alla luce del sole un intreccio malato tra politica,
affari, imprese e malavita. Ma il Presidente Formigoni sembra voler
ridurre tutto quanto sta accadendo a una «una speculazione
politica». E parlando si sé in terza persona come si conviene a
un’istituzione spiega a Rodolfo Sala nell’intervista a Repubblica:
«L’ han capito tutti: vogliono colpire Formigoni perché governa
bene». Non un sussulto di fronte al malaffare dilagante, non un
tentativo, almeno, di comprendere come tutto sia potuto accadere.
Formigoni si dichiara “irresponsabile di tutto”. Nicoli Cristiani e
la sua tangente? «Com’ è noto, non ha mai fatto parte della mia
componente. Ho solo accettato l’ indicazione del partito». Quel
partito che, oltre a raccogliere a sua insaputa firme false per
candidarlo costringendo a rivolgersi anche all’avvocato Martino poi
coinvolto nell’inchiesta P4, aveva infilato a tradimento nella sua
lista l’imbarazzante Nicole Minetti che neanche conosceva: «Chiesi a
don Verzé, che mi diede delle garanzie». Della cui qualità si poteva
dubitare vista la sorte del San Raffaele cui la Regione ha garantito
ricche convenzioni , ma intrattenendo «rapporti che riguardano
unicamente le prestazioni sanitarie». Private erano invece le
relazioni con l’imprenditore Pierangelo Daccò che avrebbe contributo
alla bancarotta dell’ospedale sottraendo dalle sue casse 3,5 milioni
di euro (oltre che celare al fisco 196 conti bancari e 14 case):
«Da vent’anni, solo un amico. Non ha mai avuto alcun incarico dalla
Regione».
Formigoni non sapeva
nulla e nulla vuole sapere. Attenendosi a questa linea, il
Presidente potrà forse evitare qualche inciampo giudiziario, ma gli
sarà impossibile evitare la «speculazione politica» cui è egli
stesso, per paradosso, a fornire il più solido argomento. Come è
infatti possibile che un uomo nella sua posizione per sedici anni,
forte del consenso del 57,5% dell’elettorato, sostenuto dal maggiore
partito nazionale, dalla potenza economica e morale della Compagnia
delle Opere e di Comunione e Liberazione non colga nelle sue
frequentazioni personali e istituzionali la natura delle relazioni
tecnicamente criminali che si vanno stringendo nella “sua” Regione?
La sua sarebbe, appunto “colpevole irresponsabilità” che gli
dovrebbe far temere anche la ferrea solidarietà assicuratagli da
quella maggioranza che si è dimostrata capace di innescare scandali
a getto continuo riducendo a vuoto slogan la convinzione
formigoniana di aver « istituito in Lombardia un sistema di mercato
libero, un sistema di grande trasparenza, efficacia, eccellenza». A
leggere gli atti d’indagine non pare proprio, e anzi si ricava netta
la sensazione che quel sistema costruito in 16 anni di potere
incontrastato abbia prima “corrotto” gli alleati leghisti e poi
convinto anche l’ opposizione a sporcarsi le mani con quello che Gad
Lerner definisce «il realismo delle intese consociative». Ecco
perché non basta, come ritualmente reclama l’opposizione, chiedere
le dimissioni di Formigoni. Il Celeste già brandisce l’argomento
della «speculazione politica» ed è dunque alla politica che bisogna
tornare facendo capire al Governatore quello che finge di non capire
e riportare la legalità nell’istituzione che presiede. Da dove
nascono gli scandali? Firme false? Si cambino le regole per la
presentazione delle liste. Listini bloccati? Li si cancelli.
Comitato di presidenza? Lo si faccia decadere. Depotenziamento
dell’Arpa e suo inquinamento? Si torni allo statuto originale.
Appalti sospetti? Se ne riveda la normativa. Infiltrazioni
criminali? I partiti si mettano nelle condizioni di prevenire le
iniziative giudiziarie… E’ questa la sfida da intraprendere
costringendo la maggioranza, se ne avrà il coraggio, a difendere
norme leggi ed istituti che hanno prodotto quel che oggi è sotto gli
occhi anche dei loro elettori. Se questo non si sarà capaci di fare,
non vi sarà alcuna garanzia che anche le opposizioni, se chiamate al
governo, non riproducano quel sistema di potere e corruzione che
oggi contestano. Poi si potranno chiedere davvero le dimissioni di
Formigoni.
(la Repubblica Milano, 4 dicembre 2011)
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