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DOV'E' FINITA L'UMANITA' ?

 

 

 
 

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Erano circa le ore 21.00 di ieri sera quando, in pieno centro di Abbiategrasso, Piazza Marconi, sono stato improvvisamente colpito dallo smarrimento. Nessuno per la strada, anzi nessuno nelle tre strade che in piazza convergono, saracinesche tutte abbassate, nessun bar aperto, tre sole vetrine di negozi  illuminate a mostrare una merce per fantasmi. Ero solo, assolutamente e perdutamente solo in un mondo che assomigliava allo scenario di un film ormai ultimato, lasciato lì per non spendere quanto necessario a rimuoverlo, o forse perché venga buono per un prossimo film, città fantasma in un deserto di umanità. Già, l’umanità, dov’era finita l’umanità? Mi sono ricordato allora di come decine di anni addietro le vie del centro di paesi ben più piccoli di Abbiategrasso restassero anche nelle ore serali, fin quasi a mezzanotte, e nei paesi più grandi anche oltre, centri di vita e relazioni umane. Dopo cena si usciva e si incontravano gli amici, si discuteva davanti a un bicchiere al tavolino o al bancone di un bar, si progettavano scherzi ad altri amici, si discuteva di politica per un futuro migliore, si viveva. Era un clima nel quale era impensabile anche solo la nascita di un partito di egoisti come quello della Lega. Non che non ci fossero egoisti anche allora, ma nell’intreccio di relazioni umane che erano vissute ogni giorno, non passava nemmeno nell’anticamera del cervello l’idea di riunirsi in un partito. Anche allora non erano tutte rose e fiori, ma si viveva, anzi era bello vivere. Oggi c’è solo da chiedersi perché tutto questo non c’è più, com’è successo che ci siamo lasciati scappare la convivenza, le relazioni umane, il piacere di sentirsi insieme, lo stupore per un mondo che ogni giorno si mostrava diverso, le risate degli amici, le scommesse, perfino gli amori. Restiamo chiusi nelle nostre case, davanti magari a quel maledetto televisore o al computer, e qualche volta, e solo qualcuno, ci si vede in qualche sede politica, ma poco per carità altrimenti diventa un peso. La vita ci scorre via attaccata ai messaggi sms di uno smartphone. Ma è così in tutto il mondo? No, non è così, forse solo in Italia ci siamo ridotti in questo stato. Nella notte, solo due ore dopo il mio sgomento in piazza Marconi, ho fatto qualche telefonata ad amici in Francia, in Belgio, e negli Stati Uniti, sia sulla costa atlantica che su quella pacifica,  e sono stato rassicurato: là, di sera, si vive ancora. Certo non dappertutto, ma molti centri si sono salvati, mi dicono, dall’appiattimento di una umanità sempre più rinchiusa in sé stessa. Sembra che la legge della domanda e dell’offerta, quella che genericamente chiamiamo legge del mercato, abbia funzionato anche nel salvare questa espressione di umanità. Liberi di tenere aperti gli esercizi quando vogliono, alcuni esercenti di bar e di altre attività sociali hanno scelto di spostare gli orari d’apertura verso le ore serali per venire incontro alle esigenze della clientela più nottambula. Saremo ancora in tempo, ce la faranno le liberalizzazioni già decretate dal governo Monti a far rivivere, di sera, il centro di Abbiategrasso? Spero proprio di sì, anche se temo molto che ormai sia troppo tardi.

26 gennaio 2012     Vittorio Sacchi

 




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