Sono profondamente rattristato dalle scene di
violenza che giungono dall’Egitto, ancora in rivolta per raggiungere la
democrazia, ed ancora ferito da un regime militare che non vuole in
alcun modo cedere le poltrone del potere. In particolare sono sbalordito
dalle scene di violenza contro alcune donne che partecipano alle
manifestazioni, gettate a terra, calpestate e picchiate nel più cruento
dei modi, ed anche dalle notizie che circolano su donne arrestate e poi
picchiate e violentate nelle carceri egiziane. E mi chiedo: quanto tempo
dovrà passare prima che le donne nel mondo arabo raggiungano una
condizione paragonabile a quella che esse hanno nel mondo occidentale?
Non parlo di parità, che ancora, pur nella nostra Italia, non è stata
raggiunta, ma almeno del rispetto e della considerazione che anche le
nostre società maschiliste riservano alla donna. Mi vengono in mente
ricordi di mie permanenze per lavoro in Libia, all’inizio degli anni
’80, quando mi capitava di essere invitato “a casa della moglie” di
qualche alto grado militare libico (ero in quel paese per trattare
l’istituzione di una accademia del volo per piloti e meccanici di
elicottero). “Casa della moglie” perché l’uomo considerava casa propria
quella dei genitori, mentre invece, da sposato, era come se avesse
destinato un appartamento a contenere la vita della consorte. Dentro di
me la chiamavo “il carcere della moglie” perché tale era. Ed una volta
dentro, anche se invitato a pranzo, non mi è mai capitato di vedere le
consorti, ma nemmeno le figlie piccole. Solo i figli maschi, grandi o
piccini che fossero, erano ammessi a conoscere l’ospite e si
intrattenevano e mangiavano con lui ed il genitore. E quando avvenne
che Gheddafi cambiò la moneta per poter arrivare al controllo dei flussi
monetari del paese, e ci fu solo una settimana di tempo per versare in
banca e cambiare quanto trattenuto in casa, ai pochi sportelli bancari
si formarono omeriche code che duravano tutto il giorno e tutta la notte
per conservare un diritto di precedenza. Vedevo file di uomini, solo
uomini, allungarsi sui marciapiedi di interi quartieri. Ma al mattino,
all’ora di apertura della banca, ogni fila rimaneva ferma in attesa che
terminassero le operazioni fatte dalle donne che si presentavano in quel
momento agli sportelli con precedenza assoluta rispetto agli uomini.
Inizialmente avevo pensato ad una forma altissima di rispetto per il
mondo femminile, poi mi convinsi che si trattava invece di una semplice
forma di prevenzione, in modo che le signore stessero fuori casa il meno
possibile, spinte alla banca da mariti furbi che non volevano fare la
coda.
Se piazza Tahrir e il trattamento delle donne in
Libia, ma anche la lotta delle donne tunisine e le proteste di quelle
iraniane, mi fanno pensare che ancora molto debba esser fatto per la
loro emancipazione in quei mondi dove la vita è regolata dall’Islam,
nondimeno mi sembra che anche nel nostro paese le donne abbiano
raggiunto il posto che meritano. Ci sono meriti che gli uomini stentano
a riconoscere, o che non vogliono riconoscere, anche se sono evidenti e
tutti: già nel periodo scolastico la media della preparazione femminile
è, da anni, più alta di quella maschile, ed il periodo degli studi
termina in un numero di anni mediamente più breve di quello degli
uomini; le donne hanno una capacità inconfutabile di svolgere
contemporaneamente più lavori di quanto possa fare un uomo, e ciò perché
allenate, da generazioni, a doversi anche occupare, quasi fosse una
condanna divina, della gestione degli affari di casa (che sono già una
montagna di impegni contemporanei); le donne godono di una capacità di
ragionamento intuitivo che solo pochi uomini, per lo più portati al
ragionamento analitico, mostrano di avere; infine le donne mostrano una
tenacia nel perseguimento di obiettivi, anche se talvolta in modo
subdolo, che pochi uomini posseggono. Eppure il mondo femminile fa
fatica ad emergere. E non sono da indicare come emersioni quelle
presenze nei posti di governo che sono sembrate piuttosto come premi
raggiunti per l’abilità a camminare sui tacchi o per altre
caratteristiche estetiche o prestazionali. Sembra per fortuna che tali
emersioni siano da poco terminate. E cominciano ad emergere nuove
personalità femminili, o ad affermarsi altre che già erano emerse.
Vediamo tutti chi “sta tenendo banco” nella politica nazionale in
questi giorni. Monti certamente, ma dopo di lui ci sono Elsa Fornero,
Paola Severino, Rosanna Camusso ed Emma Marcegaglia che stanno
discutendo del nostro futuro. Se andate sul sito del Ministero della
Giustizia vi potrete rendere conto dell’attivismo e della umanità del
ministro Paola Severino, ma la stessa cosa avviene per Elsa Fornero. Si
può essere d’accordo o no, come si è sempre fatto per i maschi, ma non
si può negare che siano più che impegnate con grande perizia nel loro
lavoro. Così come lo sono le altre due che rappresentano fronti opposti
del mondo produttivo. E vi assicuro che nessuna delle quattro si
inventerà mai un tunnel da Ginevra al Gran Sasso. Spero proprio che
siano loro gli avamposti di una pattuglia femminile che si sta facendo
strada con determinazione. Sono convinto che una maggiore presenza
femminile non può che essere di stimolo anche per noi uomini, spesso non
sufficientemente sollecitati verso obiettivi che sarebbero di giovamento
a tutta la nostra società. Forse la presenza di un mondo femminile più
battagliero potrà essere di stimolo anche per noi.
21 dicembre 2011 Vittorio Sacchi