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LA SOBRIETA' COME STILE DI GOVERNO

 

 
 

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Dopo anni di esasperato culto delle apparenze, del desiderio cioè di “apparire”a tutti i costi, e di uno sviluppo economico basato sul continuo consumo delle cose, con una visione di “benessere” legata esclusivamente alle quantità di beni prodotte e consumate, c’è un urgente bisogno di essenzialità, sia a livello nazionale che cittadino

C’è estremamente bisogno di uno stile di vita e di governo nei quali la sobrietà diventi protagonista, uno stile nel quale si dia il giusto peso ai bisogni reali e si tenda ad eliminare quelli inutili, cioè quelli indotti dal consumismo, uno stile in controtendenza con le mode della società di oggi, uno stile che punti all’eliminazione del superfluo valorizzando l’essenziale.

L’obiettivo della sobrietà non è infatti la quantità, ma la qualità.

Anche la nostra Abbiategrasso, come tutte le città e forse ancor più di altre, ha bisogno di sobrietà, è giunto il momento di invertire la tendenza, seguendo anche l’invito del  Card. Tettamanzi, che diceva: “ tutti siamo invitati a cambiare per tornare a una sana sobrietà, segno di giustizia, prima ancora che di virtù”.

Alla sobrietà del governare si accompagna innanzi tutto la questione della giustizia sociale. Siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco, e questo anche nella nostra città: accanto a chi sta molto bene il numero di chi fa fatica a vivere aumenta sempre più.

La sobrietà ci aiuta a costruire la giustizia, perché decide, sceglie e agisce secondo una giusta misura, e dunque sempre con l’attenzione vigilante ai diritti degli altri ed ai doveri di se stessi, evitando sempre eccessi e sprechi.

Per chi amministra una città questo stile sobrio di vita e di governo deve divenire una priorità assoluta, perché la sobrietà, nelle parole, nei comportamenti, nelle proprie responsabilità pubbliche, così come nella vita privata, è una via privilegiata per condurci alla solidarietà, attributo indispensabile nel vivere civile di oggi.

L’odierna crisi economico-finanziaria costringe a rivedere radicalmente i parametri ai quali si è fatto fino ad ora riferimento per valutare lo sviluppo, e rappresenta un’occasione preziosa per operare una svolta verso una maggiore sobrietà.

E deve essere proprio l’amministrazione pubblica che si fa carico per prima di questo nuovo stile di governare, intendendo l’abolizione degli sprechi come condizione per “vivere meglio” e per rispettare tutti i cittadini. Non si tratta ora di ritornare indietro,ma di tornare al valore delle cose, all’asse che permette alla politica (anche nella nostra città) di rendere possibile ciò che è giusto, ciò che è doveroso, ciò che è necessario al «ben-essere» autentico, di tornare in una condizione nella quale economia di mercato e solidarietà, competitività e coesione sociale  possono interagire ed essere coerenti con la ricerca della qualità della vita umana e della convivenza sociale.

Dobbiamo tornare ad una politica che educhi alla sobrietà non intesa come un insieme di sacrifici cui forzatamente sottostare, ma come uno stile di vita secondo il quale si dà il giusto peso ai bisogni reali; è la capacità di scegliere, soprattutto a livello amministrativo, ciò che è utile alla città e ciò che non solo è inutile, ma rappresenta spesso solo uno spreco di risorse.

Con questo stile, sono sicuro, riusciremo meglio a recuperare i veri valori del vivere civile, quelli che danno piena espressione all’uomo e favoriscono la promozione di relazioni interpersonali e sociali autentiche.

 

Pierluigi (Gigi) Arrara

  

 




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