
Il governo Monti ha prestato giuramento
davanti al capo dello Stato nel pomeriggio del giorno 16
novembre. Quindi ha iniziato a lavorare la mattina del 17
novembre, oggi 9 dicembre è il 23esimo giorno
dall’insediamento. In questi giorni è riuscito ad elaborare
una manovra che, se altri fattori esterni risultano
favorevoli, potrebbe portarci fuori dal baratro sull’orlo
del quale altri, e sappiamo chi, ci aveva portato. Altro che
gli usuali 100 giorni di lavoro in pace che venivano
lasciati ai governi precedenti perché potessero verificare
lo stato dell’economa e degli impegni che andavano a
dirigere. Questa squadra di governo è stata costretta ad
agire con le ore contate, ed è già un miracolo che ci sia
riuscita in modo apprezzabile, forse ancora migliorabile ma
apprezzato dall’estero e dai mercati. Eppure il coro di voci
che si eleva in questi giorni contro la manovra è lo stesso
già altre volte sentito in occasione di manovre che hanno
avuto tempi di maturazione decisamente più lunghi. Monti ha
detto subito che questa manovra serviva nell’immediato per
portare fuori dai guai grossi il paese, e che
successivamente il governo si sarebbe occupato seriamente
dello sviluppo del paese, con le riforme necessarie al suo
rilancio per la crescita. Questa manovra aveva, ha,
l’urgenza di una terapia salvavita, non c’è stato il tempo
necessario a curare certi dettagli. La commozione del
ministro Elsa Fornero e la disponibilità a rivedere prima
dell’approvazione finale della manovra il livello di
copertura della perequazione delle pensioni sono una prova
evidente che si è dovuta fare una manovra accelerata senza
poter andare a fondo per alcuni dettagli.
Ci si lamenta che sarebbe stata
necessaria maggiore equità. Concordo pienamente, in questo
paese è ora che si smetta di far pagare sempre le stesse
persone, mentre i soliti noti non pagano mai. Però bisogna
far attenzione al fatto che una manovra in queste condizioni
deve essere portata avanti con saldi economici certi e, per
esempio, la tassazione dei capitali “scudati” è già stata un
azzardo di questo governo. Non è detto che le entrate
previste dal seppur lieve livello di tassazione, siano vere
entrate. Questi signori con i capitali all’estero hanno
ricevuto da Berlusconi anche il favore di non essere
individuati, hanno ricevuto il dono dell’anonimato. I loro
capitali, rientrati dall’estero (ma si è poi anche saputo
che molti rientri sono stati solo sulla carta) vennero
individuati da un meccanismo bancario studiato apposta per
loro e per quel frangente. Oggi potrebbero essere stati
movimentati tutti, e probabilmente lo sono stati, e non
essere di fatto rintracciabili e quindi non produrre alcun
gettito, sia che il livello di tassazione sia quello lieve
fissato dal governo oppure quello ben più alto che vorrebbe
Di Pietro. Secondo me, meglio ha fatto questo governo a
colpire le ricchezze dove queste sono evidenti. Le auto di
grossa cilindrata, le barche di lusso, gli aerei e gli
elicotteri, e con tassazione sull’uso, non sulla proprietà.
Ci fu un tempo, e di questo sono testimone diretto, in cui
una certa sinistra demagogica, che spero non esista più,
tassò in modo spropositato la proprietà di barche di lusso,
aerei ed elicotteri, tra l’altro con tassazione esagerata
che non aveva uguali in tutto il mondo. Ma fu una tassazione
demagogica che non portò quasi nulla allo Stato. Barche,
aerei ed elicotteri furono immediatamente trasferiti a
società estere, sempre degli stessi proprietari
naturalmente, oppure intestati a finte società di trasporto
(per le quali i mezzi erano strumenti di lavoro non
tassabili) e lo Stato ricevette solo una manciata di soldi
dai ricchi che si erano attardati nel trasferire la
proprietà dei mezzi. Qualcuno del governo Monti, e credo di
sapere chi sia, deve avere fatto tesoro di quell’esperienza
ed ora si è scelta la strada di tassare l’uso dei beni di
lusso, in modo che gli incassi siano quasi certi. Perché a
certi lussi cui si è abituati non si dice mai di no, almeno
per le barche, mentre il discorso sui mezzi aerei potrebbe
avere ancora qualche risvolto negativo, dipende dal
contenuto di quello che sarà il decreto attuativo.
Ci si lamenta che non sono stati
aggrediti i costi della politica, specialmente i privilegi
dei politici. E’ vero, ma vogliamo ragionare un po’ sul
fatto che stipendi, pensioni, vitalizi, privilegi e quant’altro
di deputati e senatori sono, nel nostro paese, decisi dagli
stessi senza che il governo possa intervenire? Non
dimentichiamo che la nostra Costituzione assegna al governo
un compito “esecutivo” delle deliberazioni prese dal
parlamento. Che poteva fare Monti? Molto poco più di quello
che ha fatto. Ha iniziato, perché era nei suoi poteri, a
ridurre il numero dei componenti dei consigli provinciali,
dando inizio concreto, ancorché già da molti contestato,
alla riforma delle province da sempre sbandierata e mai
iniziata per volere della politica di mestiere. Ha abolito
alcuni enti inutili, ne ha accorpato altri per sfruttare
sinergie. Ha dato un esempio alla politica rinunciando ad
ogni compenso come ministro e come presidente del consiglio
dei ministri. Che è come dire al paese: io faccio la mia
parte sulla riduzione dei costi della politica, ora tocca ai
parlamentari venirmi dietro su questa strada. Ma quando mai
abbiamo nel passato conosciuto un politico che ha rinunciato
ai soldi dello Stato?
Lasciamolo lavorare un po’ di tempo,
questo governo, godiamoci il fatto che per la prima volta
nella nostra vita abbiamo un governo fatto da persone serie
e competenti, fidiamoci delle parole più e più volte
ripetute dal suo presidente sulla necessità che nel paese di
ci sia più equità sociale. Lasciamogli il tempo di elaborare
leggi in questo senso, smettiamola di correre dietro agli
annunci impossibili, o comunque falsi, del precedente
governo. Monti & company è una società seria fatta di
persone più abituate al fare piuttosto che al dire. E sanno
cosa si deve fare per far crescere e migliorare il paese.
Facciamo un esempio. Vi ricordate come erano ridotte le
Poste non molti anni fa? Ricordate qual era il livello del
servizio? Ebbene, l’efficienza delle Poste italiane di oggi
è merito di Passera, l’attuale ministro per lo sviluppo.
Facciamo un altro esempio. Chi frequenta il Monte Rosa sa
dell’apprensione in valle per la scadenza tecnica degli
impianti di risalita non molti anni fa. Si pensava che non
si sarebbero trovati i capitali necessari al rinnovo degli
impianti che rappresentavano la ricchezza principale della
valle. Ci fu però un uomo, da anni frequentatore della
valle, che si mise a lavorare con l’Europa, con lo Stato
italiano, con la regione Piemonte, con la Provincia di
Vercelli, con tutti i comuni della valle, da Borgosesia fino
ad Alagna. E mise in piedi il più grande finanziamento mai
realizzato in tutto l’arco alpino, non solo sul versante
italiano. Ora il Monte Rosa è dotato di splendidi impianti
di risalita. Quest’uomo non volle alcun compenso per tutto
questo, si accontentò della gratitudine dei valligiani, del
loro grazie sincero. Dopo aver lavorato, in qualità di
esperto o di sottosegretario, in alcuni governi sia di
destra che di sinistra, oggi Piero Giarda è ministro per i
rapporti con il parlamento per la sua capacità di saper
risolvere problemi che si presentano quasi impossibili.
Dunque lasciamoli lavorare, diamo loro
il credito che siamo stati disposti a dare a tanti
ciarlatani. Le critiche sono giuste, e credo che anche loro
siano contenti di riceverle perché sono comunque di aiuto
per individuare percorsi migliori, quello che non sarebbe
giusto è manifestare acredine nei loro confronti.
Un’ultima considerazione: spero
vivamente che gli italiani capiscano quale sacrificio
politico sta facendo il PD sostenendo questo governo,
insieme all’UDC di Casini. Le dichiarazioni del PDL
purtroppo non mi convincono, mi sembrano sempre e solo dei
deferenti omaggi al principe che ci ha portato da
incosciente nella attuale situazione di crisi e perdita di
fiducia nel futuro. Degli altri partiti non voglio parlare.
A dirla con Bennato, sono solo canzonette.
9 dicembre 2011 Vittorio
Sacchi