> L'opinione  

La disperanza progettuale di Bià

 

 
 

di Silvano Brugnerotto


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Abbiategrasso - Mercoledì 10 febbraio 2010 si è tenuto, nell’ex convento dell’Annunciata, l’incontro: “PGT Abbiategrasso: rischio trezzanizzazione o città slow? Riflessioni sul progetto di città futura”. È stato organizzato dall’Associazione V.A.S. Verdi, Ambiente e Società, e mirava ad analizzare con più attenzione il Piano di Governo del Territorio stilato dall’attuale giunta di centrodestra, rappresentata nella persona dell’assessore alla Programmazione e sviluppo del territorio Pietro Carlo Sironi.

Le perplessità sulla bontà di questo PGT, espresse dal giornalista di Radio Popolare Fabio Fimiani, come dal comune cittadino, che ha preso la parola, convergevano soprattutto nella denuncia di una cementificazione senza precedenti, di un depauperamento generale della città e di un abbruttimento sostanziale del territorio naturale. Inoltre, come sottolineato dal presidente dell’Associazione commercianti di Abbiategrasso Italo Agnelli, esso comporterebbe un indebolimento delle attività commerciali storiche, sorte per “vocazione” al territorio e che del territorio costituiscono parte integrante del tessuto sociale.

A queste osservazioni, sono stati obiettati sostanzialmente tre punti:
1) chi aveva espresso la propria opinione, pur essendo senz’altro in buona fede, “non aveva evidentemente letto bene le pagine del PGT”.
2) Il PGT, accusato di produrre un’ampia cementificazione, osserva l’esatto profilo (“fino all’ultimo metro quadrato”) del Piano Regolatore delle Amministrazioni precedenti.
3) Il modello di sviluppo della viabilità urbanistica previsto dal PGT segue canoni moderni, che hanno ispirato perfino città come Monaco di Baviera.

Il primo punto è di un sofismo palese, e potrebbe essere indifferentemente utilizzato, davanti al cittadino “che non sa”, per la proposta di un termovalorizzatore, per l’introduzione di una nuova tassa comunale o per la progettazione di una centrale nucleare. Il problema, qui, è propriamente di linguaggio.

Il linguaggio che l’attuale giunta di centrodestra modella su “quello della gente” durante le campagne elettorali, e trasforma in “tecnico” quando esiste l’interesse a far passare progetti come questo, che coinvolgono i destini di un’intera città.
In questi casi è conveniente che il linguaggio si complichi, si specializzi, si allontani dalla percezione comune, si renda simile a quello dei foglietti informativi che accompagnano i medicinali o alle postille dei contratti assicurativi: fitti, incomprensibili e che nessuno leggerà mai.

L’assessore Sironi sostiene che sono stati organizzati diversi incontri sul tema, ai quali hanno partecipato anche alcune realtà del territorio. Ma come ha puntualmente rilevato il coordinatore di circolo PD abbiatense Claudio Pirola: vi siete mai chiesti perché questi incontri sono stati scarsamente partecipati, soprattutto dal cittadino comune?

Pubblicizzazione degli eventi e linguaggio accessibile: questa è la ricetta per un coinvolgimento reale del cittadino, dopo che i temi specifici siano stati trattati dagli “addetti ai lavori”.

Il secondo punto mi ha colpito di più. Quando ho visto la mappa di Abbiategrasso sul maxischermo, ho provato un senso di vertigine. Una topografia dettagliatissima, ad una risoluzione tale che perfino il file PDF stentava ad aprire. Quell’elaborazione (nulla a che vedere col disegno topografico presentato all’inizio), mi ha ricordato le immagini satellitari dell’aviazione americana quando selezionava i bersagli dei “missili intelligenti”: un lavoro di precisione certosina, che anche per l’entrata in scena dell’Architetto Giorgio Lazzaro, giunto a discussione avviata, ha sortito un certo effetto psicologico.

Ora vi faremo vedere un altro tipo di mappa”, ha annunciato ad un certo punto l’Assessore Sironi, e in quell’istante ho confuso la sua immagine con quella di Donald Rumsfeld, che spazzava via le vecchie carte per proiettare dettagliate mappe del suolo iracheno.
Sennonché, appunto, ci viene rivelato che l’attuale progetto del PGT non si discosta di un centimetro da quello del vecchio Piano Regolatore. Conclusione deludente, a fronte di chissà quale sforzo progettuale la dettagliatissima mappa evocava. È come se l’Amministrazione comunale del Cairo, poniamo, producesse un’immagine elettronica precisissima della Valle di Giza, magari in 3D, e dicesse: “Ecco, il nostro PGT non si è discostato di nulla rispetto a quello della IV Dinastia Faraonica". E che vorrebbe dire? In cosa risiederebbe il lavoro dell’Amministrazione?

Voi della giunta Albetti, se è vero quello che dite, dopo aver sovrapposto il lucido a quello del vecchio Piano Regolatore ed averne ricalcato i contorni con un programma informatico, cosa diavolo avete fatto in tutto il tempo rimanente? E ancora: se davvero siete convinti della bontà del vostro PGT, se davvero credete nel progetto che proponete alla città, allora dovreste ringraziare l’Amministrazione precedente, sui piani regolatori della quale lo avete ricalcato.

Naturalmente le mie sono osservazioni retoriche, perché sappiamo bene che la giunta Albetti, sul PGT, ci ha messo del suo, e che le cose le ha fatte. E le ha fatte male, tanto che, come ricordava il capogruppo consiliare PD Arrara, perfino uno studio della Regione Lombardia (che ha lo stesso colore politico della giunta abbiatense) ha messo in guardia su un “significativo consumo di territorio” previsto da questo PGT.

Infine, il terzo punto, esposto dall’architetto Lazzaro in veste di “difensore del PGT” (tanto che ad un certo punto non si riusciva bene a comprendere, fra lui e l’assessore Sironi, chi fosse il tecnico e chi fosse il politico).

Si è mai recato, l’architetto Lazzaro, a Monaco di Baviera?
Claudio Pirola sì. Ed anzi ci va spesso, per motivi professionali. Ed è così che nel suo intervento, Pirola ha smontato completamente la tesi di una “modernità” del tema della viabilità, non fosse per il fatto che nella città tedesca la costruzione di ogni strada prevede fin dall’inizio la presenza di piste ciclabili, in un’ottica di “qualità dell’ambiente umano” al cui confronto il PGT offerto alla città di Abbiategrasso appare come il progetto di una favelas.

Scorrendo le pagine di questo PGT, e sintetizzando un giudizio che non si addentri nei tecnicismi, potremmo dire che manca l’”anima”, che manca un’idea di città che aspiri ad un miglioramento di vita dei suoi cittadini. Ci sono le grandi opere, ci sono gli interessi degli operatori, ci sono le aree per i grandi centri commerciali. Ma non c’è l’Uomo. Il rischio cementificazione, già gravissimo di per sé, si fa inaccettabile se legato all’idea di un’urbanistica sorda e cieca alla qualità della vita dei cittadini.

Che idea di città abbiamo, per Abbiategrasso? Fra le pagine del PGT, minuziose e dettagliate nell’incedere tecnico, manca la risposta a questa domanda. Dove sono i riferimenti all’Eco-business, prossima frontiera dello sviluppo economico, che sarebbe necessario cavalcare fin da subito? Dove sono i possibili utilizzi delle aree ex industriali per progetti di incubatori d’impresa? Dov’è l’aspirazione all’incremento del turismo, in una fra le zone più belle della regione? Dove sono le idee di apertura alle Accademie e alle Università, che determinerebbero un profilo culturale e un indotto economico di svolta?

All’inizio degli anni ’70, Thomas Maldonado pubblicava “La speranza progettuale”, libro che anticipava profeticamente i temi dibattuti durante l’incontro. Ascoltando le argomentazioni a sostegno del progetto (peraltro puntuali e rigorose, ma appartenenti ad una logica obsoleta e puramente meccanica di sviluppo urbanistico), ho pensato che la definizione migliore di questo PGT potrebbe essere: “disperanza progettuale”. La disperazione e il nichilismo progettuale anticipatrici di un futuro sterile.



 

 



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