> L'opinione  

Si scrive PGT ma si legge PRG (quello del 1990)

di Roberto Porati

 
 

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Sentendo e leggendo del PGT  mi permetto di fare una prima esclamazione: che delusione!

Ho la netta sensazione che, come si è già verificato in passato con altre denominazioni ( PRG approvato nel 1990) , si vuole che il mercato governi l'economia. In questo caso l’economia della città, come insegna la prima (e poco condivisibile) regola liberista.

Delusione, perché si perde un’occasione importante per cercare risposte ad una crisi generale la quale, invece,  richiede risposte impegnative e approfondite.

Non si tenta nemmeno di dare le minime risposte ai problemi della crisi economica che stiamo vivendo. Fatalisticamente  tali risposte le si aspetta solo dall'alto, sperando forse che “gli agganci” di cui il nostro Sindaco si è vantato di avere  in campagna elettorale, risolvano quello che non si riesce/ vuole  progettare in proprio.

 

Allargamento del perimetro di iniziativa edificatoria comunale, 1 milione di metri quadrati di nuove edificazioni, una strada nuova a ridosso anzi in interferenza con il Parco del Ticino, circa 8500 abitanti potenziali in più oltre a centri commerciali di dimensioni abnormi come unica risposta occupazionale (quanti di questi futuri impieghi saranno a tempo determinato?).

Non vi è nessun tentativo di ricerca di soluzioni per l'impresa, rassegnati alla scomparsa dell'industria in questa città. Unica risposta l'occupazione (di scarsissimo potere contrattuale) dei centri commerciali, in un territorio dove i livelli professionali degli occupati sono  i più bassi della provincia per grado di istruzione; un territorio dove molte, troppe   famiglie scontano già una capacità economica bassa dovuta a cassa integrazione, occupazione precaria spesso sottopagata, se non addirittura di disoccupazione.

Questa Amministrazione  trova solo risposte “commerciali” in un contesto di accerchiamento commerciale; basta guardarsi intorno e capire che né da una parte Vigevano e né dall'altra in direzione Milano (dal Destriero fino a Trezzano, Corsico, Cesano) vi sono molte possibilità per una città con un bacino di utenza molto ridotto rispetto ai concorrenti delle aree vicine.

Cosa diremo, anzi diranno gli Amministratori a chi si aspetta un futuro più sicuro del presente? Alle famiglie, alle nuove generazioni, a chi cerca un primo impiego, a chi è in mobilità o in cassa integrazione?

Il mercato che regola, l'abbiamo visto, in questi ultimi anni ha prodotto danni incalcolabili.

La delusione è dovuta anche e soprattutto alla mancanza di coraggio nel percorrere strade “imprenditoriali” di comunità, il “Comune imprenditore” che ha caratterizzato parte delle attività cittadine degli anni scorsi sembra una bestemmia per i nostri amministratori di Centro Destra, Lega compresa.

Eppure abbiamo argomenti su cui “spremere le meningi”, con le aree dismesse, una zavorra che può diventare una potenzialità. Scommettere su progetti partecipati, indire concorsi di idee, far crescere i nostri giovani architetti, ingegneri, e la nostra impresa che con la cooperazione ( che svolge il ruolo importante di calmieratore del mercato ) potrebbero dare risposte attrattive e di sviluppo, salvaguardando magari,  quel poco di buono che rappresenta l'archeologia industriale di questa città, conservando anche un po' di storia (il che non guasta mai) e ancora: si saranno accorti i nostri amministratori che tutto il mondo parla di Green economy, che il problema del risparmio energetico, della  sostenibilità ambientale sono elementi dai quali non si può prescindere? Sarebbe doveroso puntare sulla qualità del costruire e sull'efficienza energetica.

Credo che si debbano porre dei vincoli e si debbano avere delle risposte ad un PGT dove ci sta tutto e niente, dove non sono chiari i confini di questo piano.

Avanzo alcune proposte

  1. Investire sulla qualità del costruire e sull'efficienza energetica, premiando solo la classe A riducendo progressivamente le volumetrie per le classi energetiche inferiori.

  2. Impegni chiari sull'edilizia sociale: affitto sociale, concordato, moderato e patto di futura vendita e in generale l'edilizia economico-popolare ( quella che si possono permettere le famiglie con redditi medio bassi e le giovani coppie )

  3. Meccanismi di controllo della perequazione per evitare che gli operatori scambino volumi edificabili al di fuori di una verifica puntuale dell'interesse pubblico. L'ente pubblico deve svolgere funzioni di controllo e non solo di trattativa.

  4. Definire un piano strategico delle aree dismesse ed ex industriali destinando quote alla giovane imprenditoria fornendole di infrastrutture tecnologiche per renderle attrattive.

  5. Dichiarare cosa si vuole fare nelle aree speciali sovraccomunali  con quali progetti e con quali vincoli.

 

Il Piano di Gestione del Territorio è un' opportunità per guardare al futuro da protagonisti, per dare alla città dei prossimi 20anni una sua dimensione,  una sua vitalità, una sua qualità e prosperità diffusa.

Ahimè al contrario, si ha l'impressione che gli Amministratori di PDL e Lega temano le idee, che tutto sia in funzione di un disegno che parte dal PRG dell'90 senza inventare troppo, concordando di volta in volta attraverso “cessioni bonarie”, senza lode né infamia. Forse serve un po' di coraggio politico!

                                                                            Roberto Porati

 

 


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