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Ancora un’occasione persa dalla Giunta Albetti.
Il nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio, ex- Piano
Regolatore), approvato in tempo record, nel periodo delle festività
natalizie, proprio quando la gente è distratta da altre faccende,
sembra ancora una volta concepito non con l’intento di limitare
l’edificazione urbana nell’interesse degli abitanti e della loro
qualità di vita, ma con l’intento di favorire nuovi insediamenti
residenziali a unico beneficio degli imprenditori edili, degli
immobiliaristi e di tutti coloro che fanno affari nel settore
dell’edilizia.
Il limite demografico che viene indicato nel Piano è a dir
poco demenziale. Anche solo pensare di poter arrivare a 40 mila
abitanti significa voler trasformare Abbiategrasso, città da tutti
invidiata per la sua posizione nel Parco del Ticino, per il suo
bellissimo centro storico e per la sua crescita tenuta sotto
controllo nei precedenti Piani Regolatori, in una grande città
dormitorio. In una città, come ce ne sono molte nell’hinterland
milanese, dove tutti vengono ad abitare mantenendo l’occupazione che
avevano a Milano o comunque nei dintorni della metropoli.
Tutto ciò vuol dire un aumento a dismisura del traffico
verso e da Milano, sulla statale e sulle provinciali che neppure la
costruzione della superstrada per la Malpensa potrebbe
fronteggiare. Già i vari paesi che circondano Abbiategrasso, tranne
Cassinetta che ha scelto una crescita zero, sono stati assaliti
dalla febbre del cemento. Ville, villette e palazzine sorgono come
funghi in autunno lungo le arterie principali. Basta vedere il
numero di gru che si stagliano contro il cielo lungo l’asse
stradale Albairate, Cisliano, Cusago o percorrere la provinciale
che da Vermezzo porta a Rosate per assistere a un boom di cemento
versato sui quegli ex-territori agricoli in nome di un progresso e
di una crescita insensata.
Lo scopo di un PGT dovrebbe essere quello di favorire la
qualità della vita dei residenti, di chi abita, di chi lavora in
città. Di prevedere insediamenti produttivi e infrastrutture per
favorire la crescita delle possibilità occupazionali senza
costringere i cittadini a un dannato pendolarismo.
Lo scopo del PGT non può e non deve essere quello di
incrementare i profitti solo del settore edile. L’Italia non è una
Repubblica fondata sul cemento. Esistono anche altre settori
importanti per la vita del Paese. Inoltre la maggior parte dei
lavoratori impiegati nell’edilizia è rappresentata da stranieri e da
clandestini utilizzati in nero nei cantieri, senza il rispetto di
alcuna norma di sicurezza. E’ inutile farneticare litanie contro i
clandestini come fanno i Leghisti per guadagnare voti e poi essere
complici di un PGT che va ad incrementare il lavoro nero
clandestino.
Ma il fine di un PGT non può e non deve neppure essere
quello di fare cassa, cioè di far entrare soldi nel bilancio del
Comune grazie agli oneri di urbanizzazione e tanto meno non può
essere un Piano fatto su misura per gli amici degli amici che
possiedono terreni da vendere con profitti alti.
Credo che nessun Abbiatense dotato di un minimo di buon
senso, di quel buon senso comune di cui Berlusconi si fa spesso
interprete, desideri una città che assomigli sempre più a quegli
agglomerati squallidi di Trezzano, Cesano Boscone, Corsico,
Buccinasco. Città quest’ultime costruite con due soli scopi:
residenziali (ville per mafiosi e palazzi dormitorio per pendolari)
e commerciali per la grande distribuzione.
L’operazione di rendere esteticamente bella e più vivibile
la città, con gli interventi intorno al castello e in piazza
Vittorio Veneto, rischia di essere vanificata da un PGT che prevede
una crescita residenziale senza senso, perché inutile e dannosa.
Ogni abitante in più arriva da Milano e a Milano lavora,
spesso fa acquisti, spesso si diverte. Quindi quali vantaggi porta
l’aumento di popolazione? Quali benefici economici ne trae la città
e la sua realtà produttiva?
Nessuno. Un aumento di popolazione comporta solo problemi
immensi di traffico, perché oggi ogni persona in più vuol dire una o
due auto in più. Ottomila abitanti in più vuol dire aggiungere otto
o dieci mila auto al traffico già esistente.
Già la collocazione della nuova stazione con
mega-parcheggio alla Bruciata comporterà un aumento notevole del
traffico nelle ore di punta sulla statale verso e da Milano. Se poi
aggiungiamo nuovi insediamenti commerciali lungo via Dante, nuovi
insediamenti abitativi lungo le circonvallazioni, il rischio di una
paralisi del traffico con un conseguente aumento delle ore che
ognuno deve dedicare al lavoro (tenendo conto di quelle per
raggiungere il luogo di lavoro) e dello stress al volante o sui
treni superaffollati non è più solo un cattivo auspicio ma una
realtà fattuale alle porte.
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Gent.Pd di Abbiategrasso,
ho letto la lettera di Alberto Negri sul vero fine del Pgt e
condivido molte delle sue preoccupazioni.L'iter per
l'approvazione ,nonostante i tentativi fatti dall'amministrazione
per cercare di coinvolgere i cittadini,sta procedendo a passi
spediti.
Essendo un'agricoltrice mi sarebbe piaciuto partecipare a questi
incontri di progettazione ma a causa del poco tempo non ci sono
riuscita.Uno di questi ,tra l'altro era stato convocato a metà
settembre,in un orario in cui era facile immaginarsi che tutti
fossero impegnati nei campi o in stalla.........Risultato ...è
andato deserto.......
Non so quindi se la partecipazione del pubblico sia stata numerosa
negli altri incontri,il mio dubbio è che comunque ci fosse ben poco
da progettare in comune o meglio ancora partecipando.Ad
Abbiategrasso siamo abituati da decenni ad assistere alla
spartizione degli interessi dei costruttori e la qualità della vita
degli abitanti non è mai stata un iteresse sentito realmente dagli
amministratori,ma quel che più mi dispiace è vedere come la
decisioni passino sopra la testa delle persone senza quasi lasciare
traccia .
Avevo partecipato ai gruppi di lavoro sul territorio in preparazione
del programma prima delle elezioni e nel nostro tavolo era scaturita
una relazione che credo potesse fornire degli spunti e delle
riflessioni intelligenti.
Il tempo passa e le cose evolvono,però le considerazioni che da anni
ormai vengono fatte dagli urbanisti più sensibili al consumo di
suolo, allo spreco in strutture commerciali che si sostituiscono ad
altre che chiudono, al danno dello sprawl insediativo dovrebbero
essere diventate patrimonio comune di chi vuol amminstrare una
città.
Il rischio che le città si mangino la campagna è ormai un dato di
fatto,così come lo è la crisi nel lavoro alimentata dal mito della
crescita infinita.
Concordo che è demenziale voler incrementare il numero di abitanti
in una zona che dovrebbe proteggere la qualità della vita e del
paesaggio che i nostri vecchi ci hanno tramandato.
L'opposizione in Consiglio è delegata al PD,la sinistra che pur
tanto lavora nel teritorio e i cui esponenti ormai spesso non hanno
nemmeno più qualcuno da poter votare , continuerà ad informare a
cercare di far riflettere ,ma i giochi del potere credo siano ormai
ristretti ad una serie di persone che spesso non hanno neanche i
requisiti e le competenze per governare..........
Cosa possono fare i cittadini che hanno a cuore il loro territorio e
che tengono alla difesa dei Beni Comuni?
In attesa di una risposta vi saluto cordialmente
renata lovati Cascina Isola Maria Albairate
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