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Ho sempre
pensato che il vecchio piano regolatore era figlio di un’epoca e di
un mentalità espansiva che vedeva nel consumo di nuovo territorio
l’occasione per lo sviluppo della città in crescita di popolazione
(esclusivamente per l’arrivo di nuovi residenti da altre città, in
specie da Milano).
Erano gli anni
’80, Abbiategrasso era ancora e soprattutto una città industriale
con molte e storiche fabbriche saldamente ancorate al territorio.
Ma negli anni
’90 anche da noi si è verificato il fenomeno della dismissione di
molte fabbriche che hanno chiuso o che se ne sono andate altrove.
In città le
aree industriali dimesse o obsolete hanno una superficie complessiva
di circa 1 milione di metri quadrati.
Per i 30.000
abbiatensi sono cambiate perciò le esigenze e molti sono pendolari
per lavoro e per studio, anche di servizi devono adeguarsi alle
nuove condizioni, tra cui quelle di una popolazione che invecchia e
di una parte di popolazione che proviene da altre parti del mondo.
Pensavamo di
trovare in questo PGT innanzitutto la trasformazione delle aree
dimesse, avendo cura che esse siano nuove parti della città e non
porzioni non comunicanti con le altre.
In secondo
luogo la nuova edificazione doveva essere limitata alle aree ancora
libere che il vecchio piano regolatore qualificava come edificabili,
ma che non sono state ancora costruite.
Ciò riguarda
in modo particolare l’asse di viale Giotto e di via Papa Paolo VI.
L’obiettivo è
quello di ridurre al minimo il consumo di nuovo territorio.
In terzo
luogo, l’azione di recupero del patrimonio edilizio esistente per
favorire, oltre il rinnovamento urbanistico della città, anche la
nuova residenza, specie nel centro storico. Si deve continuare
l’azione di recupero e valorizzazione del rurale delle cascine già
iniziata con la precedente giunta. Inoltre per sostenere le attività
produttive va data attuazione al piano per gli insediamenti
produttivi, approvato sempre dalla precedente giunta e che ancora
non è stato fatto decollare.
Tra le
destinazioni d’uso in modo particolare va continuata la linea che ha
caratterizzato le giunte di centro sinistra delle abitazioni a
favore dei ceti più deboli: occorre far sì che nei nuovi
insediamenti sia prevista una percentuale di edilizia agevolata a
prezzi e canoni di locazione calmierati.
E’ inutile
discutere di famiglia se non ci sono le possibilità di affittare e
comprare una casa!
Speravamo
anche di non vedere all’interno del PGT l’ipotesi di un eventuale
centro commerciale.
Il PGT doveva
escludere questa scelta che sarebbe devastante per il tessuto
commerciale e sociale della città.
Speravamo che
non si andasse a sprecare il suolo per l’ipotesi di una nuova strada
ad ovest della città nella valle del Ticino. Una strada del genere,
oltre ad essere inutile e devastante per il territorio sia dal punto
di vista ambientale che dell’agricoltura, costituirebbe una evidente
scorciatoia nord-sud con il passaggio di almeno 10.000 veicoli al
giorno. Di questa strada non c’è bisogno.
Noi speravamo
di ragionare su un piano che teneva conto di questi aspetti; invece
la proposta fatta dall’Amministrazione e anche i contenuti di questo
piano contengono come dice la Regione Lombardia nella sua risposta
di verifica al PGT “un evidente consumo del territorio”.
L’allargamento
del perimetro IC (Iniziativa Comunale cioè tutto ciò che è
svincolato es.dal Parco del Ticino e rimane di competenza comunale)
è molto evidente in una zona di pregio paesaggistico quale è
Castelletto.
Si
sottolineano alcuni dati per verificare l’aumento della densità
abitava prevista e quindi di un carico volumetrico non indifferente:
- le Aree di
trasformazione strategica (ex aree dimesse o in dismissione) ATS1-
ATS2-ATS3 prevedono edificazione apri a 695.000 mc
- Piani
Integrati Intervento sono 269.000 mc
- Piani
Attuativi mc.300.000
Per un totale
di 8360 abitanti teorici senza contare i piani recentemente
approvati residenziali (tutti in zona ovest Sforza: piano via
Anfossi, Via Corsca, ex SesiDabb) e le forme di aumento volumetrico
previsto dal Piano Casa (L.R.13/09) e dalla pianificazione di
dettaglio sul resto del territorio che prevederà il Piano delle
Regole.
Ma a chi si
rivolge questo piano?
Chi speriamo
che venga qui ad abitare?
L’assessore ci
dice che tanto passeranno più di 20 anni, ed è vero, ma perché
prevedere allora tale espansione quando il Piano si può rivedere
ogni 5 anni?
Perché
allargare così tanto il perimetro IC soprattutto nella zona di
Castelletto-Naviglio di Bereguardo (che è ancora bellissima)
inserendo una serie di cascine che saranno oggetto di eventuali
cambi di destinazioni d’uso?
Anche qui c’è
un evidente richiamo della Regione Lombardia.
Dal PGT non
emerge quali tipi di servizi sono previsti negli ambiti di
trasformazione: non viene esplicitato niente dopo il crollo del
settore produttivo dobbiamo mantenere e aumentare il livello dei
servizi; non si parla del filone della cultura, di luoghi di
aggregazione e di presidio.
Ritorniamo al
grosso punto di domanda che neanche il Piano chiarisce e cioè il
Termovalorizzatore.
Nella zona ex
F1 Mendosio Castelletto è prevista una grande area strategica (zona
speciale grandi progetti) che avrà come unici interlocutori la
Provincia e la Regione, cioè si potrà agire solo con un grande
progetto insieme a questi due enti. Ma quali garanzie e progetti?
Negli
obiettivi del piano troviamo il potenziamento delle funzioni
sovra-comunali (vedi zona speciale grandi progetti) dove sono
previsti interventi considerevoli con accordi tra Provincia e
Regione,ma non viene minimamente esplicitato come si intendono
promuovere e che massimo di volume consentire in quell’area che è
notevole come espansione e di notevolissimo interesse paesaggistico.
Vediamo ora il
tema del
COMMERCIO
Ormai è chiaro
che è in atto la trasformazione del nostro territorio in un bacino
commerciale di elevata dimensione. La parte commerciale che si
insedierà, gioco forza porterà allo spegnimento del centro storico
in contraddizione con il programma del Sindaco che voleva
privilegiare il centro storico come centro commerciale naturale.
I commercianti
non sanno ancora che lo strumento urbanistico prevede insediamenti
di centri commerciali fino a 15.000 mq.
A riguardo
delle superfici commerciali non sono ancora stati del tutto resi
precisi e chiari i minimi e i massimi previsti e quelli consentiti
per legge. Il comune può e deve decidere con esattezza quanta
superficie (piccola e grande dimensione) vuole localizzare sul
territorio
Secondo la
nuova viabilità la via Dante sarà declassata e diventerà la strada
commerciale.
Va bene ma la
sua riqualificazione è un obiettivo della ATS?
Qui sono
previsti esercizi commerciali da mq.2500 a mq.5000 sparsi sul
territorio. Si parla tanto del centro storico commerciale naturale
ma con gli mq.800 di previsione da localizzare dentro il centro
della città come si concilia con lo sviluppo del commerciale?
E’ stato detto
che l’Amministrazione deve individuare la grande distribuzione per
evitare che sia la Regione ad imporlo. Non è vero Viceversa è
proprio la stessa Regione Lombardia che con il regolamento regionale
ha stabilito che si possono aprire medie o grandi strutture di
vendita esclusivamente se il Comune ne prevede la localizzazione
specifica nel proprio strumento urbanistico (oggi PGT).
In caso
contrario su tutto il territorio comunale è consentita l’apertura
esclusivamente degli esercizi di vicinato cioè di esercizi aventi
superficie fino a mq.250 di superficie di vendita. Pertanto il
ragionamento è chiaro: l’amministrazione per consentire
l’insediamento sul proprio territorio di eventauli medie o grandi
strutture di vendita deve specificarne la localizzazione per
tipologia distributiva ( appunto grande o media oppure centro
commerciale).
Viceversa ove
l’amministrazione non volesse consentire l’apertura di nuove grandi
o medie strutture potrebbe semplicemente evitare di localizzarle nel
nuovo PGT proprio come stabilito dal regolamento regionale sopra
richiamato.
Si tratta
pertanto di una questione di scelta di politica urbanistico
commerciale che l’Amministrazione dovrebbe chiaramente esplicitare,
senza “nascondersi” ditero ad inesistenti poteri sovracomunali che
impongono chissà quale struttura.
In tal senso
rileviamo che per quanto riguarda gli obiettivi di sviluppo
commerciale, si parte da una valutazione che sostiene che le
strutture insediate non soddisfano completamente la domanda generata
dalla popolazione abbiatense.
E’ da
verificare la veridicità dell’affermazione vista la fine che hanno
fatto alcune medie strutture di vendita (GS), ma d’altro canto non
la soddisferà mai, come è pur vero che Abbiategrasso è già centro di
attrattiva commerciale per i paesi limitrofi.
Il piano dice
di favorire uno sviluppo distributivo in chiave moderna attraverso
la realizzazione di medie e grandi strutture di vendita.
Tale
affermazione contraddice l’obiettivo che sostiene che questo piano
vuole rivitalizzare e sostenere i negozi storici.
In che modo:
permettendo di insediare nel centro storico nuove medie strutture di
vendita con superficie massima di 800 mq. (non alimentare)
Vi immaginate
in centro nuovi insediamenti di questo tipo….
Nel resto del
territorio si potranno insediare medie strutture di vendita (fino a
2500 mq.) e questo ci può stare. Infine viene detto che lungo la via
Dante sarà possibile insediare nuove grandi
strutture di
vendita ( fino a 15.000mq). stiamo parlando di outlet e non solo su
via Dante, ma anche negli ambiti ATS2 e ATS3
Qui si aprono
due serie di problemi…da un lato quello commerciale; grandi
strutture di
vendita
mortificano il nostro centro commerciale naturale e posizionate in
via Dante, non permetteranno la trasformazione di quella strada in
via cittadina ( qualora venisse fatta la variante alla 494),
aumentandone la congestione e non risolvendo il problema
viabilistico di tutta quella zona. Inoltre viene stabilito che nelle
zone industriali è possibile fare strutture di vendita con un
massimo di 5000 mq. con la possibilità di andare in variante
Lo stesso
discorso deve essere fatto per tutte le aree di trasformazione e per
i PII presenti nella proposta di PGT qui all’esame.
Infatti, se è
pur vero che nelle aree di trasformazione nei piani attuativi in
variante (PII procedure a mezzo dello Sportello Unico per le
Attività produttive ed altri) l’Amministrazione può in fase
attuativa prevedere nuove destinazioni di spazi commerciali anche di
media o grande distribuzione, tuttavia per comprendere una corretta
programmazione urbanistica della città e soprattutto per onestà
intellettuale l’Amministrazione deve esplicitare OGGI in sede di
formazione del PGT dove e come tali aree saranno trasformate nel
senso di prevedere nuove grandi o medie strutture di vendita.
Solo in questo
modo è possibile comprendere la coerenza tra l’enunciazione fatta a
suo tempo di preservare il centro commerciale naturale della città
ed invece le nuove previsioni urbanistico commerciali in divenire
nel PGT.
Lo stesso
dicasi per ciò che concerne la possibilità di modificare la
destinazione nelle aree industriali e di introdurre nuove
destinazioni commerciali.
In conclusione
sul punto l’Amministrazione dovrebbe esplicitare esattamente quali
sono gli obiettivi di incremento e di sviluppo della rete
commerciale considerato tutte le proposte di nuove localizzazioni
anche in relazione alle aree di trasformazioni ed alle successive
varianti. Siccome queste ultime non sono un atto dovuto per il
privato ma sono discrezionali, è l’Ente che lo consente, allora già
oggi in sede di programmazione urbanistica della città può dirci se
intende consentire le e per quali metrature e per quali tipologie di
strutture e in quali zone.
Solo così ci
sarebbe chiarezza nei confronti dei cittadini e chiarezza nei
confronti dei commercianti: assumendosi l’Amministrazione le proprie
responsabilità. Questo piano queste cose non le dice.
IL BENE CASA:
L’EDILIZIA SOCIALE
La mancanza di
previsione esatta e decisa dell’edilizia sociale in ogni sua forma
istituzionalmente intesa (è solo evocata come possibilità tra altre
forme di integrazione nelle aree di trasformazione)
L’Edilizia
sociale e popolare è contemplata nel documento come “una” delle
caratteristiche (standard) che se previste dal privato “aiutano” ad
ottenere aumenti di volumetria. Ma quanto e dove non se ne ritrova
traccia. Si cita l’ housing sociale. Ma non se ne parla in termini
di previsione di localizzazione . Dove è previsto?. Devono essere
prefissate delle quote minime con sistemi premianti per poterle
incrementare (aumento di volumetria). Il discorso sulla
perequazione-compensazione può creare un mercato dei volumi che il
Piano non indica come verrà controllato.
IL SISTEMA
DELLA VIABILITA’ E LA MOBILITA’
La viabilità
quale progetto di connessione tra viabilità automobilistica e
ciclopedonale con i collegamenti verso il parco del Ticino. Si è
calcolato economicamente l’investimento sul verde e sulle piste
ciclabili sui percorsi di interconnessione tra la rete esistente e
di nuova formazione.
Il
collegamento con Ozzero, Albairate e Cassinetta?
-
I parcheggi e il sistema delle piazze con l’accessibilità dal centro
verso l’esterno e viceversa
-
La realizzazione della strada parco: come vogliono attuarla e con
quale mezzi…legata solo alla possibilità di interventi a “pezzetti”
e quindi a discrezione dell’operatore
-
Assenza totale di un piano economico e quindi di una verifica della
sostenibilità economica finanziaria dello sviluppo previsto
-
Manca totalmente un progetto di viabilità locale: le piste ciclabili
interne ed esterne verso il Parco e il sistema delle cascine
-
Ancora non chiaro il futuro della Stazione e del collegamento
pubblico con Milano. E’ stato indicato come ambito strategico il
perimetro di localizzazione della linea ferrovia con promessa che lì
ci sarà ancora la stazione…vuota o piena?
Viene
confermata la strada parco (valutazione sull’utilità dell’opera) che
non sarà una
Stradina come
paventata, ma avrà le dimensioni di una strada interessante: 2
corsie da 3 metri e 25 e fiancheggiata da banchine con larghezza
minima di 1 mt. cad.
Quindi avremo
una strada con una larghezza totale di 8 metri circa, che poi ci
viene detto verrà arricchita con elementi ambientali e arredi
urbani, ma resterà sempre una strada di 8 mt. (provate solo a
pensarla, sarà uguale a quella appena fatta a Castelletto, non è
proprio una stradina). (?)
Oltremodo non
viene prevista nemmeno una pista ciclabile, viene dichiarato che
alla proposta si potranno (potranno non dovranno) inserire tratti
ciclabili
Poi si dice
che si potrà prevedere ( non si dovrà) una fascia verde verso la
città.
Quindi si
pensa ad una strada con dossi e cunette: o è una strada di
scorrimento che libera viale Sforza o è una strada solo per gli
abitanti della zona e allora serve a poco.
Quante
incertezze………….
Oltretutto si
prevede un costo di 15.000.000 di euro che si ipotizza verranno
finanziati dai contributi di costruzione derivanti dalla attuazione
di almeno il 30 % degli ambiti di trasformazione, quindi il rischio
è di attuarla un pezzettino alla volta e impiegarci un tempo
decisamente lungo. |